EMANUELE LOMONACO (1951-2006)


Emanuele Lomonaco ci è mancato il 31 Dicembre 2006. E continuerà a mancarci.

Era nato, 55 anni fa, a Praia a Mare, in provincia di Cosenza.

Aveva scelto di fare prima Medicina, e poi Psichiatria, a Bologna ed aveva partecipato, già da studente, ai movimenti di contestazione della psichiatria manicomiale. Anche per questo motivo aveva scelto di partire di lì, dall’Ospedale Psichiatrico (di Vercelli), per il suo percorso di de-istituzionalizzazione dell’assistenza psichiatrica. La de-istituzionalizzazione rimane infatti un obiettivo costante sia per i pazienti della psichiatria che per la psichiatria come paziente (ovvero come soggetto fragile, esposto al rischio costante della psicosi e delle recidive).

Emanuele ne era perfettamente consapevole.

Arrivato a Biella nel 1991, ha mostrato la capacità, la coerenza, la determinazione necessarie per lo sviluppo di una rete per la tutela della salute mentale che non fosse centrata solo sui servizi previsti dal Servizio Sanitario Nazionale. L’investimento in questa direzione ha fatto sì che questa rete, molto visibile per chiunque abbia conosciuto da vicino l’esperienza di Biella, sia molto più ampia e complessa di quanto previsto dal Progetto Obiettivo per la Salute Mentale.

Si può partire da uno degli ultimi obiettivi raggiunti, per chiarirne la natura.

A Biella è attivo un Tavolo per la Salute Mentale, che si chiama “La comunità che guarisce”, e che riunisce tutti gli interlocutori essenziali della scena biellese: quelli con responsabilità istituzionali o sindacali (ASL, Comuni, Provincia, CGIL, CISL, UIL), quelli coinvolti come interlocutori nella gestione dell’assistenza territoriale (le Cooperative di tipo A e B: Anteo, La Coccinella, Orso Blu, La Betulla, Domus Laetitiae, Il Cammino, Orizzonti) e quelli delle associazioni locali (Caritas Diocesana, Per contare di più, Diritti e Doveri, L’Aquilone, Alveare, Apertamente, CittadinanzAttiva, Telefono Amico).

Questo Tavolo è la rappresentazione viva, concreta, realistica, di quello che è lo sforzo primario di chiunque lavori davvero, e bene, per la tutela della salute mentale: la spinta all’integrazione.

Il manicomio, da cui è partito anche Emanuele, era e rimane (come la psicosi) “dis-integrazione”, cioè separazione netta, potenzialmente irreversibile, della “parte malata” dalla “parte sana”.

Nella tutela della salute mentale nella comunità locale, l’integrazione è uno degli obiettivi più difficili da raggiungere, ed anche uno dei più volatili. Per questo va perseguito costantemente, con determinazione e coerenza, come ha fatto Emanuele nei 15 anni di impegno a Biella.

  • L’integrazione va cercata e proposta nel rapporto con ognuna delle persone che vanno incontro a esperienze di sofferenza mentale gravi: si realizza nella capacità di offrire tutte le risposte tecniche efficaci a disposizione, per l’interessato e per i suoi familiari. E di promuovere, fuori dal Servizio, tutte le risposte “non tecniche”, che sono alla base di una vita sociale degna di questo nome.

  • L’integrazione va cercata nella coniugazione costante, all’interno di una rete articolata di servizi, dei diversi obiettivi che un DSM deve proporsi (l’assistenza, la formazione, la ricerca, la promozione della salute mentale, la continuità terapeutica, il coordinamento con il privato sociale). La valutazione della qualità su ognuno di questi ambiti è la premessa necessaria ad una riflessione che non sia auto-celebrativa su quello che si sta facendo.

  • Ma l’integrazione è soprattutto la capacità di far crescere la rete più ampia del supporto sociale, coinvolgendo tutti i soggetti che hanno responsabilità istituzionali, e facendo crescere i soggetti che hanno bisogno di avere una voce autonoma rispetto alle risposte disponibili.
    Su ognuno di questi ambiti Emanuele Lomonaco ha mostrato la silenziosa concretezza di chi conosce la strada.

Forse si può pensare che l’esperienza diretta della malattia “grave” (prima il morbo di Hodgkin, poi la cardiopatia) abbia contribuito a consolidare la sua determinazione nel perseguire obiettivi difficili in condizioni non sempre favorevoli. Era la determinazione che gli si leggeva, negli occhi, anche negli ultimi mesi, trascorsi costantemente in Rianimazione, in attesa di un trapianto che non si è arrivati in tempo a fare. Questa determinazione, che ci ha trasmesso, è lo strumento indispensabile per una vera tutela della salute mentale, intesa anche come battaglia contro le tante forme di scissione che continuamente si affacciano nella nostra vita, non solo professionale.

Vorrei chiudere questo ricordo di Emanuele Lomonaco con un elenco.

Sono le parole che ha usato finora chi lo conosceva per ricordarlo, e ringraziarlo:

creatività, generosità, combattività, senso di responsabilità, determinazione, rigore, utopia, caparbietà, disponibilità, coerenza, ascolto, collaborazione, progettualità, cuore, intelligenza, sensibilità, amore, professionalità, sopportazione, serenità, mitezza….

L’integrazione è facile, in questo caso, per chi lo ha conosciuto.

Beppe Tibaldi