Presentazione del
Concorso Letterario 2007
RIVOLTA AGLI OPERATORI
DELLA SALUTE MENTALE
L’idea di questo concorso ha, come sempre, molte radici.
- IL PESSIMISMO È UNA MALATTIA PROFESSIONALE?
- LE RICERCHE CONFERMANO:
LA GUARIGIONE NON È L’ECCEZIONE - GLI OBIETTIVI DEL CONCORSO
- CONTRIBUIRE È FACILE
IL PESSIMISMO È UNA MALATTIA PROFESSIONALE?
La prima è quella che pensa allo stigma come ad un’emanazione alla società di un pessimismo che fa parte integrante della cultura professionale di chi opera nella salute mentale.
La manifestazione più esplicita di questa premessa nella nostra pratica quotidiana è il pessimismo prognostico. La prognosi infausta è scolpita nella prima definizione che è stata data alla forma più complessa di esperienza psicotica: Kraepelin l’ha chiamata “demenza precoce”. Anche se le definizioni successive hanno un’etimologia meno inquinata dalle certezze sull’esito sfavorevole, questi scenari negativi sono ancora oggi i più diffusi tra gli operatori. La guarigione viene sempre presentata — a noi stessi — come un’eccezione, non come una possibile regola.
È un pessimismo che, ad esempio, consente a molti di trasferirsi ad un altro servizio, ad un’altra città, senza particolari remore: se l’evoluzione è tendenzialmente negativa, che senso ha dare continuità a relazioni che sembrano immobili, o che vedono ripetersi crisi e ricoveri?
È un atteggiamento che sembra aver dimenticato che la psichiatria di comunità italiana è nata da una scelta radicale di ottimismo. La rinuncia all’ospedale psichiatrico è stata anche questo: è stata l’affermazione che il manicomio andava superato perché congelava in uno spazio senza tempo le vite, prima ancora delle speranze, di chi vi era stato internato.
Chi sostiene che l’abolizione dell’ospedale psichiatrico non ha cancellato l’evoluzione sfavorevole delle esperienze psicotiche ha certamente ragione: ma ha solo il 50% della ragione. Ha anche torto al 50%: questa è infatti la percentuale approssimativa di coloro che cessano, con il passare degli anni, di essere identificabili come “pazienti”
Questa è senza dubbio la seconda radice di questa proposta.
LE RICERCHE CONFERMANO:
LA GUARIGIONE NON È L’ECCEZIONE
Le ricerche sull’evoluzione a lungo termine delle esperienze psicotiche gravi offrono dati che non ci autorizzano ad essere pessimisti. I primi dati importanti, in questa prospettiva, sono stati pubblicati da Luc Ciompi, all’inizio degli anni ’70, ed erano basati sul riesame — 35 anni dopo — delle storie personali dei pazienti ricoverati in alcuni ospedali psichiatrici svizzeri. Senza entrare nel dettaglio delle possibili distinzioni tra guarigione piena, guarigione sociale e remissione sintomatologia, i dati attualmente disponibili ci indicano che i tassi di guarigione a lungo termine delle esperienze schizofreniche sono superiori al 40% e che tale evoluzione favorevole non è l’eccezione, non è un evento straordinario che merita di essere raccontata in un libro.
La terza radice infatti è un libro: “E venne il giorno che le voci tacquero. Un viaggio nella follia e nella speranza”. È stato scritto da Ken Steele (in collaborazione con Claire Berman). Ken Steele è una persona che ha raccontato i propri 32 anni di esperienza psicotica (tormentato da allucinazioni uditive estremamente aggressive), ma soprattutto la propria liberazione da questa tortura.
Questa testimonianza (pubblicata in Italia nel 2005) è solo l’ultima, in ordine di tempo, di una serie — sempre più consistente — di testimonianze analoghe. Alcune riviste americane, come “Schizophrenia Bulletin” o “Psychiatric Services”, pubblicano regolarmente questi “personal accounts”, che sono la presentazione sintetica di percorsi positivi.
GLI OBIETTIVI DEL CONCORSO
Il concorso si propone di offrire a persone con esperienze positive analoghe di presentarle e diffonderle, per contribuire a dare speranza — in Italia — a coloro che attraversano esperienze simili, alle loro famiglie, ma anche agli operatori della salute mentale. Le esperienze positive, come quella di Ken Steele, hanno valore, sul versante professionale, se lottano contro l’inquinamento pessimistico della nostra pratica quotidiana.
Questa forse è un’ulteriore radice di questa iniziativa: come ci mostra chiaramente il libro di Ken Steele, la resistenza della “parte sana” di fronte ai tentativi di presa del potere, violenta, dei rappresentanti della “parte malata” va sostenuta sempre, anche quando non sembra più dare alcun segno di sé.
Esiste cioé un “diritto alle seconde occasioni”, che costituisce la premessa indispensabile alla tutela di ognuno dei diritti di cittadinanza delle persone che attraversano l’esperienza della schizofrenia. La tutela di questo diritto alle seconde occasioni diventa sempre più importante quanto più passano gli anni dall’esordio, mentre spesso i nostri sforzi sembrano perdere valore e vigore se l’esperienza psicotica persiste.
CONTRIBUIRE È FACILE
L’invito ora dovrebbe essere più chiaro.
Concentrate la vostra attenzione su coloro che hanno avuto un percorso favorevole.
Sono molti, anche se avete molto più presenti — in tutti i sensi — coloro che non l’hanno (ancora) avuto.
Qualcuno di loro potrebbe essere interessato a raccontarlo?
Qualcuno di loro lo ha già fatto, in qualche pubblicazione locale o in qualche incontro di “sopravvissuti”?
Qualcuno di loro potrebbe farlo, ma avrebbe bisogno di un aiuto?
Se considerate il pessimismo prognostico una malattia professionale, e non un dato scientifico, vi preghiamo di far sapere a queste persone del concorso e di sostenere la loro eventuale decisione ad inviare una propria testimonianza.
A prescindere da quelle che verranno premiate, tutte verranno raccolte e pubblicate, se gli autori ci autorizzeranno a farlo.
